venerdì 2 maggio 2014

Approccio Psicodinamico in Musicoterapia

L'approccio psicodinamico, in musicoterapia, prevede un modo di avvicinare, osservare, ascoltare e
vivere la relazione terapeutica con il paziente caratterizzata dall'impatto emotivo che essa ha di per
sé anche sul terapista stesso.
Quando il musicoterapista è in relazione con il paziente, ad esempio in un momento di
improvvisazione musicale, non resta esclusivamente in ascolto della produzione sonora prodotta
dall'altro ma rimane attento a cogliere 'l'altro nella musica'.
Nell'approccio psicodinamico l'improvvisazione clinica rivela forme dinamiche del sentimento,
l'essenza del modo della persona di essere al mondo, sebbene la relazione sia sempre creata da
entrambi gli esecutori (paziente e terapista). Da questo punto di vista possiamo dire che la persona è
concepita all'interno della relazione ed il terapista deve sempre mantenere un vivo ascolto per
cogliere gli aspetti emotivi dell'improvvisazione prodotta dal paziente, pur considerando gli effetti
emotivi percepiti da lui stesso.
L'atto dell'ascolto risulta essere così un atto percettivo, cognitivo ed emotivo. L'ascolto assume
caratteristiche diverse man mano che l'evento sonoro ai avvia alla conclusione; in questo caso,
infatti ascoltiamo il suo 'eco' e le pulsazioni fisiche, musicali ed emotive dell'armonizzazione tra
terapista e paziente. Al termine dell'evento sonoro terapista e paziente hanno accumulato
impressioni, immagini musicali,m sensazioni che possono essere al mimite, appena formate, dovute
al movimento emotivo che porta il momento della conclusione. In questo caso l'ascolto è ancora
'caldo', pervaso dall'immediatezza del colore e dell'emozione prodotta.
Vivere, ascoltare ed ascoltarsi nel momento della seduta è fondamentale per il musicoterapeuta che
adotta un approccio psicodinamico, dove sono importanti le dinamiche che si manifestano nel 'qui
ed ora'.
Tuttavia il musicoterpeuta dovrà svolgere anche un lavoro di 'rilettura a freddo' di ogni seduta, dove
potrà soffermarsi maggiormente sugli aspetti oggettivi e razionali; in questo caso la qualità
dell'attenzione può essere descritta come più fredda, più obiettiva, nel senso che il terapista ascoltatore
non è più nell'evento anche se è alimentato dalle tracce cinetiche ed emotive dell'evento
stesso e da altre impressioni non musicali.
Sentimenti ed intuizioni sorte durante la seduta vengono così rivisitate e siamo pronti ad accogliere
quelle nuove che emergono da questo 'secondo ascolto'.
Si potrebbe dire che il terapista sintetizza tutte le esperienze di ascolto nel momento in cui formula
un'interpretazione ma, oltre questo, il terapista ascolta anche se stesso sia emotivamente sia
verbalmente e tale ascolto contribuisce all'interpretazione che pertanto deriva dalla sommatoria dei
diversi tipi di ascolto.
L'interpretazione in musicoterapia porta con sé alcune riflessioni su cui è sempre vivo un dibattito
aperto: occorre interpretare a tutti i costi? L'interpretazione è da verbalizzare oppure no? Portare
allo stato conscio è sempre corretto?



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